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ARGENTINO
STOCCO
La passione di Argentino Stocco per la pittura è innata. Sin da bambino, ogni superficie era adatta per offrirsi alle sue creazioni: marciapiedi, mura di case diroccate, pietre. Il suo pennello erano i cocci di mattone, la sua tavolozza la fantasia.
Nel suo percorso artistico, Stocco ha raccontato i paesaggi della campagna fontanivese e delle rive del fiume Brenta, ai quali ha consegnato i suoi momenti di solitudine contemplativa, ricevendone in cambio limpidi sussurri di ispirazione. Soprattutto nel primo periodo della sua produzione pittorica,
fino a tutti gli anni ’70.
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Il sole che incendia i tramonti, il verde della vegetazione, le screziature delle acque fluviali sono dardi lanciati a comporre paesaggi placidi e fragranti al tempo stesso.
Poi, per tutti gli anni ’80 e 90’, con l’uso dell’acquerello, la pittura di Stocco si fa più eterea, sospesa. Il paesaggio resta protagonista e i colori tenui prendono il sopravvento, fluidi e avvolgenti.
E ancora un altro cambio di passo: dagli anni 2000 a oggi, l’artista entra nella fase astratta e la sua pittura si converte a una indefinitezza solida, dominata da tonalità accese - i blu, gli arancioni, i gialli - e pennellate turgide.
Un uomo e un artista che camminano assieme; perché a ogni periodo della sua produzione corrisponde anche un cambiamento interiore. Diceva Eraclito: “Ogni giorno, quello che scegli, quello che pensi, quello che fai è ciò che diventi”. La cesura tra arte e vita, nel percorso di Stocco, non è che un tratto sfumato, una linea diluita e valicabile: con un balzo o a passo lento.
— Loretta Simoni





